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Per me si va nella città dolente

L’Intercity per non tamponare l’Eurostar viaggia con cinque minuti di ritardo, e sulla banchina c’è pure chi mi augura l’autografo di Ghinazzi. Il muto integralista sfoggia una loquacità non pronosticata (e tanto meno desiderata) appena varcato l’appennino tosco emiliano. Santa Maria Novella chiude il sipario al santo viaggiatore che prosegue per la capitale. Il tragitto zavorrato non è dei più piacevoli, soprattutto quando il rosso e il blu ci portano sconsolati ad una saracinesca chiusa. Ma quando il colore è giusto è il numero a non esserlo; e si sale e si scende da un improbabile ascensore per poi giungere finalmente al traguardo. Poco spazio ma almeno c’è l’acqua per tergere le terga. Sempre dritto per arrivare alla Disneyland dei Medici. Povera Italia! Ma dov’è l’Italia? Nelle magliette decerebrate, nei ricordini indegni pure della pattummiera, nell’acqua da due e sessanta, nel tintinnare e nelle cantilene gitane, nelle pinacoteche stradali pret a porter che neppure i gendarmi con i pennacchi e con le armi degnano di nota, e via via in un’infinita galleria degli orrori a cielo aperto. Vale la pena rilassarsi. L’alba del nuovo giorno è in salita; avvicinarsi a Dio è faticoso fino perdere la vista, e questo il Brunelleschi lo sapeva, rendendo l’antistante campanile giottiano un gradino più basso alla salita divina. Sarà per questo che tornati sulla terra Dante presenta la commedia aldilà delle transenne invalicabili. Ma è il pistolino del David che ridà fiato alla mente avida d’arte, nonostante ci fosse chi voleva restare con loVo. E poi via a caccia dei santi dell’Accademia con il Battista dai capelli ispidi, Pietro con le chiavi, Sebastiano con le frecce, Maddalena cugina degli Addams, Michele con spada e corazza, Domenico bianco nero, Bernardo e Benedetto (quale con la barba?); tutti a cingere la Madonna in trono con improbabili e grotteschi bambini. Qui capisci che il Medio Evo è realmente finito nel 1789. Il nuovo giorno porterà una trasformazione e tutti quanti stiamo già aspettando. Non sarà tre volte Natale ma saranno tre ore di fila agli Uffizi. Ci precedono pure gl’amanti spagnoli una volta varcato l’antiterrorismo. ma dov’è Galileo? Passata la Primavera e la Venere si cela o forse, più semplicemente, non lo vediamo. Pure la terrazza è transennata, ma forse pagando puoi addirittura respirare. E ancora via a pedinare una morbida scia, fino a Palazzo Pitti. Ma prima d’entare al giardino dei Boboli scopri che razza di trousse si portava in viaggio una mezza sega! E ancora si sale fino a Nettuno; s’arriva all’oceano in discesa lasciando l’equilibrio sul viottolone. Fuori passando davanti al nano Morgante, l’alter ego dell’eroe con la fionda. La mi porti un bacione a Disneyland!